Caccuri è una delle più antiche cittadine dell'Alto Crotonese. Secondo alcuni storici le sue origini risalgono al Vi secolo dopo Cristo. L'antico abitato è appollaiato su di una rupe e ciò spiegherebbe le origini dei nome che sono, comunque, assai incerte. Secondo lo storico Gabriele Barrio Caccuri potrebbe derivare dal greco Kauchao-mai (mi glorio) o anche dal latino Cacumine (cima, vetta). Altri lo fanno derivare dalla parola greca Kacos - oros, cioè cattiva orografia, proprio perché il luogo ove sorge il centro storico è impervio.
Le prime notizie certe sull'esistenza della cittadina risalgono al X secolo. In un diploma dei 1228 si fa riferimento ad un Johannes de Cacurio. Nel territorio dell’antica cittadina sorsero tre monasteri basiliani: il Monastero di Santa Maria di Cabria, quello dell'Abate Marco e quello di Santa Maria dei Tre Fanciulli (Trium puerorum) che fu il più importante e che finì poi in mano ai Forensi.
Caccuri fu feudo dei Malatacca, dei Ruffo di Montalto, dei de Riso, dei Cimino, degli Spinelli e, da ultimo, dei Cavalcante. Il paese diede i natali a Cicco Simonetta, segretario dì stato e primo cancelliere dei duca di Milano Francesco Sforza e del figlio Galeazzo Maria. Alla morte di quest'ultimo, Cicco resse il Ducato per il minore Gian Galeazzo, prima di essere arrestato dal Moro che si era impadronito dello Stato e condannato a morte. A Caccuri nacquero anche Angelo Simonetta, zio di Cicco e ambasciatore a Venezia, Giovanni Simonetta, fratello di Cicco e storico dei ducato, l'agiografo Cornelio Pelusio, mons. Giovanni Carnuto, vescovo, dei XVI secolo di Cerinola e Cariati, mons. Francesco Antonio Cavalcante, vescovo di Cosenza, mons. Raffaele De Franco, vescovo di Chieti e Catanzaro, il generale di divisione Antonio Rizzo, governatore dello stato dei Gimna, il soldato più decorato dell'esercito italiano ed altri illustri personaggi.
Nel corso della sua storia plurisecolare fu colpita da diverse calamità naturali tra le quali lo spaventoso terremoto del 1638 che provocò il crollo di gran parte dell’abitato e quello del 1832, meno devastante, ma che produsse anch’esso danni notevoli al tessuto urbano.
Nel XVI secolo, a seguito della concessione, da parte dell’abate Rota degli usi civici a coloro i quali andavano ad abitare a San Giovanni in Fiore, molti caccuresi abbandonarono il loro paese nel quale erano vessati dal malgoverno degli Spinelli per trasferirsi nella cittadina florense per cui vi fu un calo vistoso della popolazione. Ciò spiega la presenza di numerosi cognomi caccuresi radicatisi a San Giovanni i Fiore. Tra questi gli Oliverio, i Belcastro, i Pignanelli, i Girimonte ed altri ancora.
Negli anni ’20 del XIX sec, a poca distanza dal centro storico nacquero i nuovi rioni Croci e Parte.
Tra i monumenti più significativi si segnalano l'imponente castello medioevale, più volte rimaneggiato, che troneggia con la sua torre cilindrica e il rivellino, la chiesa della Riforma o di Santa Maria dei Soccorso, già annessa al convento domenicano dei XVI secolo con altari lignei, ambone barocco e scanni corali dei XVIII secolo, la cappella della Congregazione dei SS. Rosario, con pregevole altare barocco e la quattrocentesca chiesa di Santa Maria delle Grazie, più volte distrutta da incendi e terremoti e più volte ricostruita.
Degno di essere visitato è anche il centro storico con molte abitazioni che costituiscono ancora valide testimonianze della tipologia costruttiva dei secoli scorsi e del modo di vivere degli antichi caccuresi. I dintorni della cittadina risultano essere molto interessanti dal punto di vista paesaggistico e geologico per la presenza di bellissime formazioni arenarie e rocce sedimentarie.
Cenni storici realizzati dall'Ins. Giuseppe Marino